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La malattia di Dupuytren

La malattia di Dupuytren

Che cos’è la malattia di Dupuytren?

La malattia di Dupuytren consiste in una contrattura fibrosa dell’aponeurosi palmare superficiale. E’ una malattia abbastanza diffusa che colpisce soprattutto gli uomini dai 40 ai 60 anni.

Come si manifesta?

Si manifesta inizialmente con dei noduli sottocutanei a livello del palmo ed evolve progressivamente con la comparsa di un cordone fibroso che determina la retrazione in flessione delle dita, soprattutto anulare e mignolo.

Spesso periodi di evoluzione lenta o assente si alternano a episodi di rapido peggioramento.

Le forme nodulari andrebbero tenute sotto osservazione, non essendovi indicazioni per il trattamento nei casi in cui la mano può essere distesa completamente su una tavola.

Il trattamento

Generalmente si procede al trattamento quando il paziente inizia a presentare problemi o deficit funzionali. Questo avviane quando il grado di retrazione del raggio digitale è superiore ai 20°.

Le indicazioni terapeutiche dipendono da molti fattori, in particolare dal grado di contrattura delle articolazioni metacarpo-falangee e interfalangee e dal numero di dita coinvolte. Forme più estese possono interessare il pollice e il primo spazio interdigitale. Entrambe le mani possono essere interessate. Oltre all’esame della faccia palmare della mano, è importante controllare il dorso ed inoltre la pianta del piede e il pene, in quanto entrambi possono essere colpiti nella malattia di Dupuytren.

Attualmente non esiste un trattamento medico efficace e, la chirurgia, offre i mezzi più idonei a ripristinare la funzionalità. La selezione della tecnica chirurgica più adeguata dipende dal sito e dal grado delle deformità, oltre che dalla valutazione delle eventuali patologie.

Le tre tecniche

La tecnica chirurgica tradizionale, conosciuta come fascectomia o aponeurectomia, consiste nell’incisione cutanea e nell’aspotazione totale o parziale dell’aponeurosi palmare coinvolta. È il trattamento più invasivo, con le maggiori complicanze locali e i tempi di recupero più lunghi ma con il minor tasso di recidiva di patologia

La techina chirurgica mini-invasiva, conosciuta come fascectomia o aponeurectomia Percutanea con Ago, consiste nell’indebolire i cordoni mediznte molteplici punture con ago  e quindi romperli estendendoli delicatamente il raggio. La ripresa funzionale è di pochi giorni. Si possono verificare complicanze minori, per lo più superficiali, che non compromettono l’esito funzionale. Il paziente deve essere consapevole che dopo l’intervento i noduli rimarranno e questo determina un tasso di recidiva maggiore rispetto alla tecnica tradizionale.

Negli ultimi anni si è sviluppata e consolidata una tecnica di trattamento farmacologico che consente di agire in modo non invasivo e non doloroso: si tratta di un enzima, Collagenasi, che permette, con una sola iniezione di indebolire e sciogliere la retrazione fibrosa che causa la contrattura, ripristinando la funzionalità della mano in tempi brevi e senza cicatrici.

Il farmaco può essere utilizzato solo da specialisti chirurghi della mano autorizzati.

Il trattamento avviene in due tempi: una prima fase di iniezione del farmaco nelle sedi da trattare che avviene con una procedura ambulatoriale; un seconda fase, dopo almeno 24 dall’iniezione, durante la quale si provvede all’allungamento/rottura del cordone fibroso retraente mediante una manovra di trazione manuale e che viene eseguita in anestesia locale.

Questo tipo di trattamento è indicato ed ottiene i migliori risultati soprattutto se la malattia è nei suoi primi stadi e non si sono instaurate rigidità articolari.

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